Ha ancora senso che i bambini imparino a scrivere usando la penna, o dovrebbero farlo direttamente con la tastiera?

La ricerca più recente sembra confermare la validità del metodo tradizionale. Nonostante gli alunni delle primarie siano già nativi digitali, la scrittura a mano può avere un ruolo fondamentale per il loro sviluppo cognitivo. Si tratta infatti di un’abilità che attiva le stesse aree del cervello collegate al riconoscimento delle parole, influenzando così anche la capacità di leggere.

Ciò ovviamente non significa demonizzare la scrittura al computer, che permette anzi di sviluppare una serie diversa di abilità, soprattutto quando si usano entrambe le mani e senza guardare la tastiera.

Per questo motivo, alcuni esperti consigliano un approccio ibrido che combini le due modalità, che poi è quello che normalmente i bambini sperimentano de facto.

Da un lato c’è infatti la scuola primaria, dove l’insegnamento della letto-scrittura avviene senza supporti tecnologici (l’uso dei computer per la produzione di testi è previsto a partire dal livello secondario).

Dall’altro lato, troviamo invece l’ambiente familiare, dove i bambini cominciano ad usare PC e dispositivi portatili sempre più precocemente, spesso in età prescolare.

Tecnologia e disgrafia

Dove invece l’uso delle tecnologie viene incoraggiato già a partire dalla scuola primaria, è nel supporto agli alunni affetti da disgrafia, che rientra tra i disturbi specifici dell’apprendimento.

La disgrafia si manifesta nel bambino come difficoltà a riprodurre segni alfabetici e numerici, e gli impedisce inoltre di incolonnare correttamente dei numeri. Può quindi ostacolare anche lo sviluppo della capacità di calcolo.

In questo caso, l’uso del PC si rivela importante perché permette al bambino di continuare il percorso di apprendimento della letto-scrittura nonostante le limitazioni correnti.

Naturalmente l’obiettivo finale sarà quello di ridurre al minimo gli effetti  del disturbo, in modo che il bambino apprenda a scrivere correttamente.

La disgrafia, come gli altri disturbi analoghi dell’apprendimento, non è una malattia e non ha quindi una cura o terapia definitiva. Si può intervenire su di essa tramite una serie di interventi di correzione: quanto più precoci e mirati sono tali interventi, tanto più sarà elevata la loro efficacia nella limitazione e soluzione del disturbo e delle difficoltà che ne derivano.

Ovviamente è fondamentale per intraprendere questo percorso il sostegno di insegnanti specializzati.